Filo in plastica per legatura delle balle: una rivoluzione nata in casa Macpresse
Nel settore del trattamento e dell’imballaggio dei rifiuti, ogni componente incide sull’efficienza complessiva dell’impianto. Ma ci sono scelte che hanno nettamente ridefinito intere pratiche operative.
Il caso del filo plastico per legatura delle balle, oggi largamente utilizzato in impianti RDF, termovalorizzatori e piattaforme per rifiuti solidi urbani, ne è un esempio concreto. Un sistema diventato standard tecnico in meno di due decenni, ma che ha origine in una decisione precisa presa da Macpresse Europa nel 2005.
Fino a quel momento, il legaccio in acciaio era la norma. Poco costoso, resistente, diffuso ovunque. Ma con limiti evidenti. Il primo a metterli in discussione è stato Macpresse, che con l’introduzione del filo plastico e del legatore dedicato per fili in plastica sulle sue presse automatiche ha segnato l’inizio di un cambio di paradigma tecnico e operativo nel settore.

Un punto di svolta: 2005, MAC 110 e la svolta con l’impianto per SESA
Il contesto è quello di SESA (Società Estense Servizi Ambientali), impianto veneto tra i più avanzati in Italia nella gestione dei rifiuti. Nel 2005, viene installata la prima MAC 110 equipaggiata con un sistema di legatura elettromeccanico a filo sintetico. Non un test su scala pilota, ma una scelta industriale concreta: balle da oltre un metro cubo, legate con 5 fili in PET ad alta resistenza, trattate per stoccaggio, trasporto e incenerimento.
La novità è tanto tecnica quanto operativa: il filo plastico è combustibile, compatibile con le legatrici esistenti, sicuro da gestire e stabile nei costi. E soprattutto, evita la rimozione manuale dei fili metallici prima del forno, riducendo drasticamente i tempi e la manodopera.
Questa pressa, dotata di brevetto specifico depositato da Macpresse, diventerà nel tempo un riferimento tecnico: nel settore, ancora oggi si leggono capitolati che richiedono filo plastico “tipo Mac 110”.

Perché abbandonare il filo d’acciaio?
Il filo in acciaio è stato per anni la scelta obbligata per le legature, ma presenta limiti evidenti:
- Incompatibilità con i forni: va rimosso prima dell’incenerimento.
- Residui metallici: interferenze nel recupero energetico.
- Rischi per gli operatori: estremità taglienti, potenziale ossidazione.
- Costi volatili: soggetto all’andamento del mercato dei metalli.
La risposta di Macpresse fu un filo in PET ad alta tenacità, completamente combustibile e compatibile con i dispositivi di legatura esistenti. Rigidità e flessibilità simili al metallo, ma con benefici superiori.
I vantaggi tecnici: dati e casistiche reali
L’introduzione del filo plastico per legatura delle balle ha permesso una serie di miglioramenti misurabili. A parità di numero di legacci (di norma 4 o 5, a seconda della dimensione della balla), il filo in PET garantisce una tenuta equivalente – se non superiore – rispetto al metallo, con una resistenza a trazione stimata fino al +40%.
Dal punto di vista economico, il risparmio medio per balla varia dal 30 al 50% rispetto al ferro. E Macpresse, grazie a un sistema ottimizzato di tensionatura e taglio, ha dichiarato un ulteriore -20% di consumo di filo plastico, a parità di funzione. In un impianto con 800 balle/giorno, significa decine di chilometri di filo in meno all’anno.
Sul fronte operativo, si abbattono anche i costi indiretti:
- Niente più separazione dei legacci prima del forno.
- Nessun fermo per l’estrazione manuale dei fili.
- Nessun rischio di residui metallici nel clinker (in caso di utilizzo in cementifici).
Non va trascurato, infine, un aspetto legato alla sicurezza degli operatori: il filo plastico, a differenza del metallo, non produce estremità taglienti e non arrugginisce, riducendo il rischio di infortuni e la necessità di manutenzione delle legatrici.

I numeri parlano chiaro: risparmi reali per gli operatori
- 30–50% di riduzione sui costi di materiale.
- Fino al 20% in meno di filo usato per balla.
- Zero costi di rimozione pre-incenerimento.
- Più efficienza nel trasporto: meno peso morto, carichi più densi.
Dove si usa l’avvolgimento con filo in plastica e perché funziona
L’impiego del filo plastico ha trovato terreno fertile in tutti gli impianti che lavorano con materiali destinati al recupero energetico o con necessità di stoccaggio outdoor.
- RDF (combustibile da rifiuti)
Le balle possono essere alimentate direttamente al forno. Il filo plastico brucia senza lasciare residui, contribuendo al potere calorifico. - Biomasse e compostaggio
Maggiore sicurezza e compatibilità con linee automatizzate. - Impianti mobili e temporanei
Macpresse ha progettato soluzioni mobili che integrano pressa e filmatrice, ideali per emergenze o bonifiche ambientali.
Interazione con il film: la chiave per lo stoccaggio sicuro
Un limite delle balle legate con filo metallico è la difficoltà nel fasciarle con film plastico: le estremità del ferro rischiano di lacerare il rivestimento, compromettendo l’impermeabilità. Questo problema è superato con la legatura in plastica.
Il filo PET si integra perfettamente con i sistemi di filmatura, sia a braccio rotante che con tavola girevole, permettendo la realizzazione di balle sigillate senza interruzioni o forature. L’involucro resta integro anche in presenza di percolati, umidità o pressioni esterne. È una soluzione ideale per le ecoballe stoccate all’aperto, tipiche della gestione RSU in aree con limitazioni logistiche.
Avvolgimento con filo in plastica: da innovazione a standard internazionale
Con l’introduzione del sistema di legatura con filo plastico, Macpresse ha anticipato una tendenza che nel giro di pochi anni sarebbe diventata uno standard tecnico riconosciuto a livello globale. La possibilità di legare le balle con materiali combustibili, mantenendo elevate prestazioni meccaniche e migliorando la compatibilità con i flussi RDF e RSU, ha ridefinito i requisiti richiesti agli impianti di trattamento rifiuti.
Oggi, la legatura orizzontale con fili in PET o PP e i sistemi di tensionamento controllato sono adottati in tutto il mondo, a conferma di come l’approccio sviluppato da Macpresse abbia contribuito a tracciare la direzione tecnologica dell’intero settore, non solo sul piano tecnico, ma anche su quello operativo e ambientale.

Una tecnologia ancora attuale
A quasi 20 anni dall’introduzione, il legatore fili in plastica di Macpresse è integrato nelle presse della serie MAC 108, 110, 111 e 112. Il sistema multipurpose consente di passare dal filo in ferro a quello in plastica senza cambiare macchina, solo con modifiche rapide ai componenti.
Una tecnologia diventata standard: efficienza, sicurezza, sostenibilità
L’adozione del filo plastico per legatura delle balle rappresenta oggi una scelta tecnica, economica e ambientale vantaggiosa. Non è un’alternativa sperimentale, ma una tecnologia collaudata, nata da un’intuizione industriale italiana e confermata da oltre due decenni di applicazione.
Macpresse continua a guidare l’innovazione del settore, con soluzioni pensate per rispondere alle vere esigenze di impianti e operatori.
Perché scegliere il filo plastico Macpresse
- Innovazione dimostrata sul campo: oltre 20 anni di esperienza industriale.
- Compatibilità completa con inceneritori, cementifici e impianti RDF.
- Flessibilità operativa grazie al legatore fili in plastica multipurpose.
- Efficienza economica e ambientale: meno costi, più sicurezza, maggiore sostenibilità.
Macpresse continua a guidare l’innovazione del settore, con soluzioni pensate per rispondere alle vere esigenze di impianti e operatori.
